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La Moda riparte!

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La Moda riparte!
Tra Armani e Anna Wintour come cambierà il mondo della moda?

Le restrizioni economiche e sociali sembrano, poco a poco e in maniera controllata, allentarsi, fino al punto di poter permettere all’industria tessile di ripartire. 

Renzo Rosso, nei giorni scorsi, ha fatto sentire la sua voce criticando aspramente le scelte del governo e invitandolo ad aprire, in maniera controllata ma decisa, le industrie del tessile.

È vero anche che il numero dei contagi e dei decessi è decisamente diminuito, grazie e soprattutto alle precauzioni prese fino ad oggi. Sembrerebbe quindi che finalmente qualcosa si stia muovendo. 

LA RIAPERTURA DI GUCCI

Uno dei primi brand a riaprire è stato Gucci, con il suo Art Lab a Scandicci, in piena Toscana. Con circa il 10% dei dipendenti, seguendo le disposizioni governative e in accordo con i sindacati, si sono riaperte le porte del laboratorio addetto ai prototipi.

Marco Bizzarri, presidente e CEO di Gucci, ha dichiarato:

“Questo ci permetterà di gettare le basi per una più ampia riapertura delle nostre sedi produttive e il riavvio della filiera del Made in Italy.”

Il Made in Italy ha forte bisogno di tornare a concorrere nel mercato globale. È un dato di fatto. Ma come si sta comportando a tal proposito la Cina, primo Paese colpito dal Coronavirus? 

COME STA REAGENDO LA CINA?

Il grande continente asiatico è già da tempo ormai in quella che viene denominata fase due. I negozi sono riaperti ma vengono seguite rigide norme di sicurezza sia all’entrata degli spazi di consumo, attraverso il rilievo della temperatura delle persone, che all’interno degli stessi con l’obbligo di utilizzare mascherina e guanti, rimanendo a debita distanza.

Hermes ha riaperto il proprio store a Guangzhou totalizzando 2, 4 milioni di euro in un solo giorno. Non è certo frutto del caso, ma di vari fattori socio-psicologici (si prevede infatti che subito dopo il lockdown le persone spenderanno di più per compensare lo stress accumulato in questi mesi), di un ottimo posizionamento nel mercato, e di strategie efficaci di marketing.

IL FUTURO DELLA MODA SECONDO LA DIRETTRICE DI VOGUE

Se è vero che il Covid-19 ha cambiato in maniera drastica il mondo della comunicazione, dei social, dell’architettura e della moda stessa, è altrettanto vero che prevederne il futuro non è affatto semplice.

Sembrerebbe, in ogni caso, che ci sia resi conto, in questo periodo, di quanto sia giusta una visione più etica e più responsabile anche e soprattutto nel mondo del lusso.

Sia Giorgio Armani che Anna Wintour hanno spostato la propria attenzione su un consumo più etico e meno spropositato. 

Anna Wintour ha dichiarato:

“Questo terribile evento ci ha fatto capire che dobbiamo cambiare e che saremo in gradi di farlo” 

Aggiungendo poi che occorre:

“ripensare agli sprechi, ai soldi, al consumismo e agli eccessi a cui tutti, me per prima, ci siamo abbandonati”

L’imprenditrice visionaria americana, direttrice dal 1988 di Vogue America, crede fermamente che il futuro della moda sarà in mano ai creativi, a chi avrà a cuore i temi della sostenibilità etica e morale. Non manca poi di autocriticarsi, sottolineando che anche lei stessa ha avuto per anni lo sguardo fisso su valori che non sposa più e che ritiene superflui.

Una moda meno usa e getta che possa durare nel tempo. Questa è la soluzione.

ARMANI CONTRO IL LUSSO PRET A PORTER

In una lettera aperta alla rivista WWD Womens’s Wear Daily, Giorgio Armani dichiara:

“Il declino della moda, per come lo conosciamo, è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion con il ciclo di consegna continua, nella speranza di vendere di più … Io non voglio più lavorare così, è immorale. Non ha senso che una mia giacca, o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane, diventino immediatamente obsoleti, e vengano sostituiti da merce nuova, che non è poi troppo diversa da quella che l’ha preceduta. Io non lavoro così, trovo sia immorale farlo”. 

Anche lo stilista milanese quindi sfrutta il momento per rivedere le priorità dell’intero mondo del lusso, scagliandosi quella visione consumistica del Prêt-à-Porter  a cui, negli anni, i grandi marchi si sono piegati.

L’eleganza, secondo il più famoso imprenditore della moda italiano, dovrebbe sempre essere un’eleganza senza tempo. L’abito di lusso è un abito che non invecchia mai, che resiste alle tendenze e anzi le detta, anche ad anni di distanza.

NUOVE PROSPETTIVE PER LA RIPRESA?

È certamente un bene che il Made in Italy riprenda al più presto con le modalità più opportune e adeguate, mantenendo in sicurezza tutti coloro i quali lavoreranno nei vari settori della moda.

Si prospetta anche una visione più etica dei consumi della produzione, spostando l’attenzione su una comunicazione che sappia essere valoriale e mirata, attenta e misurata.

È questo il futuro della moda?

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